Domande frequenti dei volontari

  • È richiesto un periodo minimo di permanenza?

Sí, il minimo è di 3 settimane.
Questo ti permetterà di ambientarti ed integrarti alla comunità, di avere un’idea globale della vita nel campo e di non tirare conclusioni avventate. Grazie all’esperienza siamo giunti alla conclusione che un periodo di permanenza più breve crea confusione, in primis al volontario, in secondo luogo alla comunità, e quindi di conseguenza al coordinamento della missione stessa.

  • È richiesta un’età minima/massima?

Sì. Bisogna aver compiuto 18 anni.

  • Devo saper parlare inglese?

Una conoscenza di base dell’inglese è auspicabile e consigliata per facilitare la relazione con le persone che vivono nel campo e per integrarsi nel migliore dei modi al team di volontari che è spesso internazionale. Parlare inglese non è però un prerequisito per diventare volontario.

  • Devo autofinanziarmi il soggiorno?

Sì. Una simile missione ha costi importanti e il vitto e l’alloggio del volontario non possono essere coperti dall’organizzazione. Tuttavia, dormire negli appartamenti di QRT ha un costo economico e Salonicco non è una città costosa.

Oltre alle spese per il vitto e l’alloggio, è richiesto un contributo di 50 Euro al mese. Questa “tassa” è utilizzata per coprire i costi inerenti agli innumerevoli spostamenti con le automobili messe a disposizione dall’organizzazione.

  • Come funziona con l’alloggio?

Per quanto riguarda l’alloggio, gli appartamenti di QRT si trovano per lo più nella zona alta della città di Salonicco e sono tutti muniti di una cucina, di un bagno e di camere condivise.

Il costo: € 10/notte

Tuttavia, a partire dal secondo mese di permanenza per il personale sanitario (medici e infermieri) l’alloggio diventa gratuito, mentre per il resto dei volontari il costo diventa di € 200/mese.

  • Come funziona l’iter per diventare volontario/a?

Clicca sull’icona “Diventa volontario” e rispondi nella maniera più precisa possibile alle domande poste. È importante notare che si tratta di una missione umanitaria e, in quanto tale, non è da affrontare con lo spirito di una vacanza. L’accettazione della candidatura dipenderà prevalentemente dalle risposte fornite.

Se la tua candidatura sarà accettata, riceverai le norme e le informazioni necessarie da conoscere prima della partenza. Qualche giorno prima del tuo arrivo in Grecia sarai contattato dal coordinatore.

Si tiene a ricordare come la comunicazione deve avvenire solo ed esclusivamente tramite la mail ufficiale dell’organizzazione (info@quickresponseteam.gr), anche se conoscete un membro del team.

  • Devo fare una raccolta fondi prima di partire?

Sarebbe il massimo! Quindi… sì!
Le raccolte fondi sono fondamentali. Infatti, senza i soldi raccolti dai volontari difficilmente si potrebbe fare quanto stiamo realizzando in Grecia. Una raccolta fondi può consistere anche nel parlare della futura partenza con parenti e amici, in modo da stimolarne l’interesse e l’eventuale supporto in termini economici. Sul sito internet si possono trovare le coordinate del conto dell’organizzazione.

  • Come avvengono gli spostamenti?

L’organizzazione mette a disposizione del coordinatore un’automobile, oltre che un’altra vettura per i volontari (quando necessaria). Attualmente, per motivi legati al Covid-19, i volontari si spostano utilizzando i mezzi di trasporto pubblici (bus).

  • Vi sono giorni di pausa in settimana?

Sì. In aggiunta, il volontario è libero di richiedere mezza giornata o la giornata intera per riposarsi quando e se ne dovesse sentire la necessità.

  • È pericoloso entrare e lavorare nei campi?

Viene spontaneo rispondere di no, ma non si garantisce una certezza al 100%. Lavorare in contesti tanto delicati porta a confrontarsi con situazioni delicate, difficili da accettare e comprendere. Vi sono migliaia di persone che vivono quotidianamente in un limbo e quindi dietro a quei sorrisi si nascondono delle fragilità e delle preoccupazioni, che devono essere rispettate. Inoltre, nei campi vi sono più etnie che si vedono obbligate a vivere nello stesso luogo. La sofferenza e le condizioni di vita difficili hanno più volte condotto a degli scontri fisici tra persone rifugiate, senza che mai nessun volontario venisse coinvolto.